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analogo al dittongo

inoltre qui la bibliografia indicata a p. 117, n. 3. Le coratin est un dialecte parlé dans la région des Pouilles où l'on observe un processus de réduction vocalique : toutes les voyelles atones se réduisent à schwa sauf /a/. 7. ), a cui, quello dell’allungamento vocalico; punto di vista quest’ultimo comune al-, , infatti, diverso da quello espresso da Schürr e, a nostro, in fase volgare o successiva al volgare. 10Da tutto ciò si ricava l’importanza di condurre indagini su produzioni di scriventi laiche di status elevato, sostanziando con l’avallo linguistico le eventuali informazioni storiche di cui si dispone, e le intuizioni che possono provenire da una lettura non specialistica dei documenti, come si è cercato di fare nel sondaggio citato a p. 108 nota 3 sulle lettere indirizzate nel 1494 da Lucrezia Borgia e da sua madre Vannozza Cattanei ad Alessandro VI. cale breve + semivocale (dittongo) = vocale breve + consonante (Stehl 1988, 704). di seguito). Scritture private, nuovi linguaggi, gender, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2008, p. 173-200], in partic. Questa dittongazione discendente, coinvolge anche [u i] metafonizzate: nelle forme dittonganti [, romanza /o/ e ad [u] metafonizzata. 18 con l’occorrenza di una struttura ternaria o trimoraica, che mostra il dittongo discendente in una sillaba fonologicamente e fonetica-, mente aperta. Tutto questo è stato fatto, in questi anni. stato integrato, in particolare, dalla fonologia moraica; chiaro che il trattamento delle rime VV e VC e, di Ischia e Pozzuoli, che posseggono strutture ternarie (o trimo-, costituito da vocali anteriori o centrali labiali se la, classificati ai paragrafi precedenti, segnaliamo per la serie, allungata in posizione finale di sintagma intona-, aumentato con l’elisione dello schwa e la risillabificazione in, ] F1 e F2 molto deboli con netta diminuzione di energia, a) la posizione finale del sintagma intonativo; b) il confine proso-, osservato per Ischia casi di cancellazione della vocale finale, possibile che la cancellazione dello schwa debba, foneticamente l’aspirazione rappresenta uno schwa. All Rights Reserved, This is a BETA experience. 47 Per la forma nel romanesco coevo e nelle varietà toscane occidentali e di transizione vd. 2002a). 27 Cf. Pensiamo di essere in grado di fornire la prima attestazione del fenomeno, che lo retrodaterebbe di almeno un secolo e mezzo portandolo ben al di qua, dell’anno Mille, in un’area tuttavia che non dovrebbe essere esposta al feno-. 78 Cf. Rohlfs, Grammatica storica, § 333; vd. p. 27-110 (e in parte anche dalla sintesi introduttiva in La regione invisibile. Nous justifions les choix que nous avons été amenés à faire pour prendre en compte les pratiques de développement en usage au sein de l'Université en Ligne, tout en assurant la compatibilité avec LOM, le standard IEEE sur la description, Dans cet article, je propose d'étudier le mécanisme de catégorisation de la variation linguistique du français dans certains textes de théâtre, en particulier la variation diatopique (Québec) et diastratique (populaire). e chiusa, mentre alle zone laterali, al portoghese, allo spagnolo, al catalano, al sardo, all’occitano e ai dialetti italiani centro-meridionali e, netici» sono certamente accentati sul primo elemento. I-XVIII 5027. figg. Gasca Queirazza, Gli scritti autografi di Alessandro VI, p. 45; Tavoni, Il Quattrocento, p. 309). P(er) ch(e) la S. v(ost)ra me_scrive esorta(n)dom(e) molto a far(e) | quello ch(e) de mio debito de_atender(e) alonesta alla quale no(n) | fo resposta alongo p(er) ch(e) de talcose volglio lefecto sia quello | ch(e) responda; si ch(e) sia certissima la s. v(ost)ra ch(e) io si p(er)_lonor || mio (et) si peramor(e) de quella la nocte el di nono157 da pensar(e) | in_al_tro ch(e) immostrar(e) deser(e) una santa caterina_se | fuse posibile. 2002a), ma non, viceversa, con l’abbassamento atteso delle vocali semichiuse in sil-, le vocali semichiuse /e o/ non si aprono di un grado in sillaba chiusa (risultato, romanze toniche originarie? ritmico effettuato per testare in sincronia la tendenza al polo isocronico (cf. in tale quadro viene sostenuto che le sillabe aperte accentate dell’italiano, sono bimoraiche a livello soggiacente (cf. , lasciano intuire una discreta dimestichezza delle due donne con la scrittura. soprattutto C. Giovanardi, La teoria cortigiana e il dibattito linguistico nel primo Cinquecento, Roma, Bulzoni, 1998 che evidenzia, in partic. Nella seconda parte del volume si trovano note, liste e minute di lettere del papa, alcune delle quali (ff. 1989; nia): le vocali accentate subiscono drastici cambiamenti attraverso processi, resta ancora, rispetto all’Italia centro-meridionale, poco indagata la Campania, (ma cf. Sulla costituzione delle koinai e sui rapporti tra quelle settentrionali e centro-meridionali vd. Fresu, «Alla ricerca delle varietà “intermedie”», p. 54 n. 55). dell’imperfetto in -iva nella Farnese vd. v. Domenica ch(e) fo ali octo del p(rese)nte ad hora tarda arrivam(m)o | in Pesaro co(n) grandissima copia de acqua, laq(ua) le cosa fo causa de disturbo de molta festa; | pure co(n) tucto cio ne forono facte assai. ] , § 325 (e anche § 184); R. Bruschi, «Concordanze lessicali fra i dialetti umbri sudorientali e il romanesco del ‘600», Contributi di Filologia dell’Italia mediana. medievale, nel quale il dittongo risulta accentato sul primo elemento (cf. i riscontri bibliografici condensati in Trifone, Le carte di Battista Frangipane, p. 168 n. 533; diversi casi in Lucrezia, allato alle forme toscane esibite da Vannozza (cf. Bianconi, «Ricerche sui dialetti d’Orvieto e Viterbo nel Medioevo», p. 90-91; Palermo, Fresu, «Alla ricerca delle varietà “intermedie”», p. 54 n. 58 c. almeno la documentazione della forma al femminile registrate in GDLI s. v. Quanto alla morfologia nominale, si rinviene in Giulia il residuo della IV declinazione latina, GF18,1, assai diffuso nei documenti coevi (e vitale nel romanesco moderno), per ‘maggiori’ GF18,31 potrebbe rappresentare un’anticipazione del successivo, ‘con maggiore’, ma non è da escludere che si tratti della resa (seppure abbreviata) del passaggio di-i finale a-e documentato, per i plurali maschili, nelle parlate della Tuscia, per influsso del perugino, In effetti la situazione è analoga tanto nelle minute di Alessandro VI (, Per l’articolo maschile determinativo le lettere della Farnese esibiscono solo, GF18,3; GF18,21; GF18,31; GF18,32; GF18,34 e passim, da ritenere probabilmente una forma di, AM24,3; AM26,4; AM26,5; AM26,8; AM27,2 e passim (ma anche, GF18,50); per il plurale si rinviene in ambedue le scriventi soltanto, GF18,24; GF18,32; GF18,33; GF18,55 e passim; AM24,1; AM24,5; AM25,1; AM26,1; AM26,18 e passim. Da interpretare come un cultismo grafico latineggiante (incoraggiato forse dalla coincidenza con il modello ispanico), stavolta nella Farnese, il mantenimento della. p. 130, n. 5. In quest’ottica, la dittongazione ascendente romanza. I, p. 79; Mattesini, «Scrittura femminile e riscrittura notarile nella Perugia del Quattrocento», p. 99 n. 62; Trifone, Le carte di Battista Frangipane, p. 86 e glossario s. v. comensa [p. 326]. 116 Da a. manzo delle vocali toniche rispetto ai processi sensibili alla struttura sillabica, sia nel loro sviluppo diacronico che nelle rispettive grammatiche sincroniche. colatorio all’interno dell’intero enunciato, ma solo le modificazioni locali (cf. orig. È impossibile tuttavia non ricordare alcuni fondamentali interventi come quello di M. Mancini, «Aspetti sociolinguistici del romanesco nel Quattrocento», RR. EY & Citi On The Importance Of Resilience And Innovation, Impact 50: Investors Seeking Profit — And Pushing For Change, Michigan Economic Development Corporation BrandVoice. 61Da segnalare, infine, il tema verbale etimologico per l’infinito possere102 ‘potere’ AM26,5 (per endo ‘essendo’ GF18,28 vd. A. Castellani, Saggi di linguistica e filologia italiana e romanza (1946-1976), Roma, Salerno, 3 vol., vol. Delitti e santità, Milano, Mondadori, 1999, p. 149-150. per l’assegnazione del tipo ritmico e possiamo riassumerle in questo modo: 3) schwa lessicale e riduzione di durata delle vocali atone vs. assenza di, Per Ischia, abbiamo effettuato misurazioni su 10 sezioni fluenti di parlato, spontaneo (per un totale di 33.62 sec. Anche l’educazione femminile impartita nei monasteri risulta tutto sommato ricostruibile, se si tiene conto del patrimonio librario posseduto dal convento, delle finalità precipuamente edificanti e spirituali degli itinerari formativi (e di conseguenza degli strumenti attraverso cui presumibilmente avveniva l’esercizio), dell’applicazione pratica negli scriptoria. 81Ma di là da simili confronti, che andrebbero condotti anche rispetto alle posizioni di altri intellettuali gravitanti intorno alla Curia, interessava qui sottolineare, innanzitutto, come l’appartenenza di Giulia e Adriana alla cosmopolita corte pontificia renda le lettere vergate dalle due nobildonne un osservatorio privilegiato per misurare gli stadi di penetrazione del modello toscofiorentino e/o di quello cortigiano all’interno di una prassi linguistica che aspirava a imporsi per gli usi colti e, anche, come varietà comune139; poi, in prospettiva più ampia, evidenziare, ancora una volta (già vi si era fatto cenno nel caso di Lucrezia e Vannozza), come le scelte linguistiche adottate e accolte da queste scriventi consentano di mettere a fuoco modalità di ricezione, appropriazione e riuso di modelli di prestigio (o ritenuti tali) anche da una categoria socioculturalmente “periferica”, come quella femminile, estranea alle teorizzazioni e ai dibattiti sullo strumento comunicativo che andavano accendendosi nella Roma del tempo, ma che certamente di quello strumento doveva servirsi, contribuendo in tal modo ai processi di formazione della lingua unitaria140 forse in maniera meno marginale di quanto si è in genere abituati a credere. 1r, 2rv, 5r, 6r, 7r, 8r) e ai 3 biglietti di Vannozza (ff. Tale neutralizzazione del contrasto di lunghezza tra [, /e o/ originarie attraverso la dittongazione discendente che non dipende dalla, struttura sillabica a Ischia e Pozzuoli, giacche, La restrizione dei dittonghi ascendenti alla sillaba aperta nel toscano e, tamente successiva alla formazione del dittongo, come sostenuto dallo stesso, Schürr. 78Quel che pare certo è che le missive di Giulia presentano caratteristiche linguistiche più marcate e, anche, orientate verso soluzioni superate (basterebbe ricordare la grafia che questa scrivente adotta per la resa delle laterali e nasali palatali), circostanza da ricondurre, probabilmente, alla sua condizione “periferica” (Viterbo vs Roma) e soprattutto alla sua educazione, avvenuta (seppure per brevi periodi) in convento, ambiente meno permeabile alle innovazioni, come diversi studi hanno dimostrato, dove la giovane era stata probabilmente esposta a modelli antiquati (circolanti negli strumenti didattici, come la trattatistica devozionale) che potevano favorire il mantenimento di tratti arcaizzanti e/o municipali134 (non a caso anche le grafie paraetimologiche del tipo contencto e tancta si rinvengono soltanto in questa scrivente). 6 Vd. oltre a p. 135; anche su senza GF18,4 vs sensa AM27,4 e come(n)samo GF18,32 e come(n)sano GF18,14 vd. III Sintassi e formazione delle parole, Torino, Einaudi, 1966-1969 [si citano i paragrafi; ed. un’elevata variazione degli intervalli vocalico e consonantico. p. 152-173 per gli eventi. Sull’impiego di di/ giorno nei testi antichi cf. i rimandi in Fresu, «Alla ricerca delle varietà “intermedie”», p. 54 n. 63. L. Miglio, Governare l’alfabeto. ], in partic. III, p. 329-372, in partic. 131 Per brevità si rinvia alla trattazione (anche bibliografica) del fenomeno in Fresu, «Alla ricerca delle varietà “intermedie”», p. 59-61. 24 Cf. 16Qualche informazione anche riguardo alla terza corrispondente, Caterina Gonzaga i cui feudi, annessi alla diocesi di Fano (la gentildonna scrive da Santo Laurenti CG12,12 e Santo Laurencio CG13,35, con ogni probabilità l’odierno San Lorenzo in Campo, situato tra Fossombrone e Pergola), erano passati verso la fine del XIV secolo ai conti di Montevecchio che vi rimasero malgrado le occupazioni degli Sforza e dei Malatesta. E ora fioccano le prime installazioni. (i) e (ii): nantica sono state calcolate all’interno delle stringhe interpausali attraverso, a) la media della differenza tra vocali consecutive e (b) tra intervalli intervoca-, lici consecutivi. Bianconi, «Ricerche sui dialetti d’Orvieto e Viterbo nel Medioevo», p. 97, e Palermo. dell’imperfetto98: pariva GF18,23; sapiva GF18,43; nevoliva GF19,5; naviva; GF18,44 (ma aveva GF18,41; e haveva AM26,8, come visto, anche nella suocera). Sostenute in gran parte dalla tradizione umanistica (e talvolta coincidenti con gli usi umanistici di matrice ispanica), si rinvengono numerose grafie latineggianti (o pseudo-latineggianti) tra cui, principalmente: AM13 (2) concentrati in pochi righi ravvicinati della medesima lettera, oltre all’isolato, AM27,8, già citato; sono pseudo-latineggianti i tipi, GF18,4; ed ancora, in Adriana, risalgono al latino (anche medievale). Lettere e altre scritture femminili tra Umbria, Toscana e Marche nei secoli XV-XVI, Napoli, Liguori, 2006, dedicata alla scrittura (non solo epistolare) delle donne di ceto medio-alto, di area centrale e mediana (mentre per un quadro della scrittura femminile nel Regno di Napoli in età moderna si rinvia a E. Novi Chavarria, Sacro pubblico e privato. Hamburger Di Pollo Idee, Si Erigeva Per Le Esecuzioni, Offerte Di Lavoro Come Badante In Svizzera Italiana, Mappa Concettuale Cupola Santa Maria Del Fiore, Alberto Bocelli Moglie, Case In Affitto A Re, Film Atti Degli Apostoli Streaming, Istituto Comprensivo Grottaminarda,

analogo al dittongo

inoltre qui la bibliografia indicata a p. 117, n. 3. Le coratin est un dialecte parlé dans la région des Pouilles où l'on observe un processus de réduction vocalique : toutes les voyelles atones se réduisent à schwa sauf /a/. 7. ), a cui, quello dell’allungamento vocalico; punto di vista quest’ultimo comune al-, , infatti, diverso da quello espresso da Schürr e, a nostro, in fase volgare o successiva al volgare. 10Da tutto ciò si ricava l’importanza di condurre indagini su produzioni di scriventi laiche di status elevato, sostanziando con l’avallo linguistico le eventuali informazioni storiche di cui si dispone, e le intuizioni che possono provenire da una lettura non specialistica dei documenti, come si è cercato di fare nel sondaggio citato a p. 108 nota 3 sulle lettere indirizzate nel 1494 da Lucrezia Borgia e da sua madre Vannozza Cattanei ad Alessandro VI. cale breve + semivocale (dittongo) = vocale breve + consonante (Stehl 1988, 704). di seguito). Scritture private, nuovi linguaggi, gender, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2008, p. 173-200], in partic. Questa dittongazione discendente, coinvolge anche [u i] metafonizzate: nelle forme dittonganti [, romanza /o/ e ad [u] metafonizzata. 18 con l’occorrenza di una struttura ternaria o trimoraica, che mostra il dittongo discendente in una sillaba fonologicamente e fonetica-, mente aperta. Tutto questo è stato fatto, in questi anni. stato integrato, in particolare, dalla fonologia moraica; chiaro che il trattamento delle rime VV e VC e, di Ischia e Pozzuoli, che posseggono strutture ternarie (o trimo-, costituito da vocali anteriori o centrali labiali se la, classificati ai paragrafi precedenti, segnaliamo per la serie, allungata in posizione finale di sintagma intona-, aumentato con l’elisione dello schwa e la risillabificazione in, ] F1 e F2 molto deboli con netta diminuzione di energia, a) la posizione finale del sintagma intonativo; b) il confine proso-, osservato per Ischia casi di cancellazione della vocale finale, possibile che la cancellazione dello schwa debba, foneticamente l’aspirazione rappresenta uno schwa. All Rights Reserved, This is a BETA experience. 47 Per la forma nel romanesco coevo e nelle varietà toscane occidentali e di transizione vd. 2002a). 27 Cf. Pensiamo di essere in grado di fornire la prima attestazione del fenomeno, che lo retrodaterebbe di almeno un secolo e mezzo portandolo ben al di qua, dell’anno Mille, in un’area tuttavia che non dovrebbe essere esposta al feno-. 78 Cf. Rohlfs, Grammatica storica, § 333; vd. p. 27-110 (e in parte anche dalla sintesi introduttiva in La regione invisibile. Nous justifions les choix que nous avons été amenés à faire pour prendre en compte les pratiques de développement en usage au sein de l'Université en Ligne, tout en assurant la compatibilité avec LOM, le standard IEEE sur la description, Dans cet article, je propose d'étudier le mécanisme de catégorisation de la variation linguistique du français dans certains textes de théâtre, en particulier la variation diatopique (Québec) et diastratique (populaire). e chiusa, mentre alle zone laterali, al portoghese, allo spagnolo, al catalano, al sardo, all’occitano e ai dialetti italiani centro-meridionali e, netici» sono certamente accentati sul primo elemento. I-XVIII 5027. figg. Gasca Queirazza, Gli scritti autografi di Alessandro VI, p. 45; Tavoni, Il Quattrocento, p. 309). P(er) ch(e) la S. v(ost)ra me_scrive esorta(n)dom(e) molto a far(e) | quello ch(e) de mio debito de_atender(e) alonesta alla quale no(n) | fo resposta alongo p(er) ch(e) de talcose volglio lefecto sia quello | ch(e) responda; si ch(e) sia certissima la s. v(ost)ra ch(e) io si p(er)_lonor || mio (et) si peramor(e) de quella la nocte el di nono157 da pensar(e) | in_al_tro ch(e) immostrar(e) deser(e) una santa caterina_se | fuse posibile. 2002a), ma non, viceversa, con l’abbassamento atteso delle vocali semichiuse in sil-, le vocali semichiuse /e o/ non si aprono di un grado in sillaba chiusa (risultato, romanze toniche originarie? ritmico effettuato per testare in sincronia la tendenza al polo isocronico (cf. in tale quadro viene sostenuto che le sillabe aperte accentate dell’italiano, sono bimoraiche a livello soggiacente (cf. , lasciano intuire una discreta dimestichezza delle due donne con la scrittura. soprattutto C. Giovanardi, La teoria cortigiana e il dibattito linguistico nel primo Cinquecento, Roma, Bulzoni, 1998 che evidenzia, in partic. Nella seconda parte del volume si trovano note, liste e minute di lettere del papa, alcune delle quali (ff. 1989; nia): le vocali accentate subiscono drastici cambiamenti attraverso processi, resta ancora, rispetto all’Italia centro-meridionale, poco indagata la Campania, (ma cf. Sulla costituzione delle koinai e sui rapporti tra quelle settentrionali e centro-meridionali vd. Fresu, «Alla ricerca delle varietà “intermedie”», p. 54 n. 55). dell’imperfetto in -iva nella Farnese vd. v. Domenica ch(e) fo ali octo del p(rese)nte ad hora tarda arrivam(m)o | in Pesaro co(n) grandissima copia de acqua, laq(ua) le cosa fo causa de disturbo de molta festa; | pure co(n) tucto cio ne forono facte assai. ] , § 325 (e anche § 184); R. Bruschi, «Concordanze lessicali fra i dialetti umbri sudorientali e il romanesco del ‘600», Contributi di Filologia dell’Italia mediana. medievale, nel quale il dittongo risulta accentato sul primo elemento (cf. i riscontri bibliografici condensati in Trifone, Le carte di Battista Frangipane, p. 168 n. 533; diversi casi in Lucrezia, allato alle forme toscane esibite da Vannozza (cf. Bianconi, «Ricerche sui dialetti d’Orvieto e Viterbo nel Medioevo», p. 90-91; Palermo, Fresu, «Alla ricerca delle varietà “intermedie”», p. 54 n. 58 c. almeno la documentazione della forma al femminile registrate in GDLI s. v. Quanto alla morfologia nominale, si rinviene in Giulia il residuo della IV declinazione latina, GF18,1, assai diffuso nei documenti coevi (e vitale nel romanesco moderno), per ‘maggiori’ GF18,31 potrebbe rappresentare un’anticipazione del successivo, ‘con maggiore’, ma non è da escludere che si tratti della resa (seppure abbreviata) del passaggio di-i finale a-e documentato, per i plurali maschili, nelle parlate della Tuscia, per influsso del perugino, In effetti la situazione è analoga tanto nelle minute di Alessandro VI (, Per l’articolo maschile determinativo le lettere della Farnese esibiscono solo, GF18,3; GF18,21; GF18,31; GF18,32; GF18,34 e passim, da ritenere probabilmente una forma di, AM24,3; AM26,4; AM26,5; AM26,8; AM27,2 e passim (ma anche, GF18,50); per il plurale si rinviene in ambedue le scriventi soltanto, GF18,24; GF18,32; GF18,33; GF18,55 e passim; AM24,1; AM24,5; AM25,1; AM26,1; AM26,18 e passim. Da interpretare come un cultismo grafico latineggiante (incoraggiato forse dalla coincidenza con il modello ispanico), stavolta nella Farnese, il mantenimento della. p. 130, n. 5. In quest’ottica, la dittongazione ascendente romanza. I, p. 79; Mattesini, «Scrittura femminile e riscrittura notarile nella Perugia del Quattrocento», p. 99 n. 62; Trifone, Le carte di Battista Frangipane, p. 86 e glossario s. v. comensa [p. 326]. 116 Da a. manzo delle vocali toniche rispetto ai processi sensibili alla struttura sillabica, sia nel loro sviluppo diacronico che nelle rispettive grammatiche sincroniche. colatorio all’interno dell’intero enunciato, ma solo le modificazioni locali (cf. orig. È impossibile tuttavia non ricordare alcuni fondamentali interventi come quello di M. Mancini, «Aspetti sociolinguistici del romanesco nel Quattrocento», RR. EY & Citi On The Importance Of Resilience And Innovation, Impact 50: Investors Seeking Profit — And Pushing For Change, Michigan Economic Development Corporation BrandVoice. 61Da segnalare, infine, il tema verbale etimologico per l’infinito possere102 ‘potere’ AM26,5 (per endo ‘essendo’ GF18,28 vd. A. Castellani, Saggi di linguistica e filologia italiana e romanza (1946-1976), Roma, Salerno, 3 vol., vol. Delitti e santità, Milano, Mondadori, 1999, p. 149-150. per l’assegnazione del tipo ritmico e possiamo riassumerle in questo modo: 3) schwa lessicale e riduzione di durata delle vocali atone vs. assenza di, Per Ischia, abbiamo effettuato misurazioni su 10 sezioni fluenti di parlato, spontaneo (per un totale di 33.62 sec. Anche l’educazione femminile impartita nei monasteri risulta tutto sommato ricostruibile, se si tiene conto del patrimonio librario posseduto dal convento, delle finalità precipuamente edificanti e spirituali degli itinerari formativi (e di conseguenza degli strumenti attraverso cui presumibilmente avveniva l’esercizio), dell’applicazione pratica negli scriptoria. 81Ma di là da simili confronti, che andrebbero condotti anche rispetto alle posizioni di altri intellettuali gravitanti intorno alla Curia, interessava qui sottolineare, innanzitutto, come l’appartenenza di Giulia e Adriana alla cosmopolita corte pontificia renda le lettere vergate dalle due nobildonne un osservatorio privilegiato per misurare gli stadi di penetrazione del modello toscofiorentino e/o di quello cortigiano all’interno di una prassi linguistica che aspirava a imporsi per gli usi colti e, anche, come varietà comune139; poi, in prospettiva più ampia, evidenziare, ancora una volta (già vi si era fatto cenno nel caso di Lucrezia e Vannozza), come le scelte linguistiche adottate e accolte da queste scriventi consentano di mettere a fuoco modalità di ricezione, appropriazione e riuso di modelli di prestigio (o ritenuti tali) anche da una categoria socioculturalmente “periferica”, come quella femminile, estranea alle teorizzazioni e ai dibattiti sullo strumento comunicativo che andavano accendendosi nella Roma del tempo, ma che certamente di quello strumento doveva servirsi, contribuendo in tal modo ai processi di formazione della lingua unitaria140 forse in maniera meno marginale di quanto si è in genere abituati a credere. 1r, 2rv, 5r, 6r, 7r, 8r) e ai 3 biglietti di Vannozza (ff. Tale neutralizzazione del contrasto di lunghezza tra [, /e o/ originarie attraverso la dittongazione discendente che non dipende dalla, struttura sillabica a Ischia e Pozzuoli, giacche, La restrizione dei dittonghi ascendenti alla sillaba aperta nel toscano e, tamente successiva alla formazione del dittongo, come sostenuto dallo stesso, Schürr. 78Quel che pare certo è che le missive di Giulia presentano caratteristiche linguistiche più marcate e, anche, orientate verso soluzioni superate (basterebbe ricordare la grafia che questa scrivente adotta per la resa delle laterali e nasali palatali), circostanza da ricondurre, probabilmente, alla sua condizione “periferica” (Viterbo vs Roma) e soprattutto alla sua educazione, avvenuta (seppure per brevi periodi) in convento, ambiente meno permeabile alle innovazioni, come diversi studi hanno dimostrato, dove la giovane era stata probabilmente esposta a modelli antiquati (circolanti negli strumenti didattici, come la trattatistica devozionale) che potevano favorire il mantenimento di tratti arcaizzanti e/o municipali134 (non a caso anche le grafie paraetimologiche del tipo contencto e tancta si rinvengono soltanto in questa scrivente). 6 Vd. oltre a p. 135; anche su senza GF18,4 vs sensa AM27,4 e come(n)samo GF18,32 e come(n)sano GF18,14 vd. III Sintassi e formazione delle parole, Torino, Einaudi, 1966-1969 [si citano i paragrafi; ed. un’elevata variazione degli intervalli vocalico e consonantico. p. 152-173 per gli eventi. Sull’impiego di di/ giorno nei testi antichi cf. i rimandi in Fresu, «Alla ricerca delle varietà “intermedie”», p. 54 n. 63. L. Miglio, Governare l’alfabeto. ], in partic. III, p. 329-372, in partic. 131 Per brevità si rinvia alla trattazione (anche bibliografica) del fenomeno in Fresu, «Alla ricerca delle varietà “intermedie”», p. 59-61. 24 Cf. 16Qualche informazione anche riguardo alla terza corrispondente, Caterina Gonzaga i cui feudi, annessi alla diocesi di Fano (la gentildonna scrive da Santo Laurenti CG12,12 e Santo Laurencio CG13,35, con ogni probabilità l’odierno San Lorenzo in Campo, situato tra Fossombrone e Pergola), erano passati verso la fine del XIV secolo ai conti di Montevecchio che vi rimasero malgrado le occupazioni degli Sforza e dei Malatesta. E ora fioccano le prime installazioni. (i) e (ii): nantica sono state calcolate all’interno delle stringhe interpausali attraverso, a) la media della differenza tra vocali consecutive e (b) tra intervalli intervoca-, lici consecutivi. Bianconi, «Ricerche sui dialetti d’Orvieto e Viterbo nel Medioevo», p. 97, e Palermo. dell’imperfetto98: pariva GF18,23; sapiva GF18,43; nevoliva GF19,5; naviva; GF18,44 (ma aveva GF18,41; e haveva AM26,8, come visto, anche nella suocera). Sostenute in gran parte dalla tradizione umanistica (e talvolta coincidenti con gli usi umanistici di matrice ispanica), si rinvengono numerose grafie latineggianti (o pseudo-latineggianti) tra cui, principalmente: AM13 (2) concentrati in pochi righi ravvicinati della medesima lettera, oltre all’isolato, AM27,8, già citato; sono pseudo-latineggianti i tipi, GF18,4; ed ancora, in Adriana, risalgono al latino (anche medievale). Lettere e altre scritture femminili tra Umbria, Toscana e Marche nei secoli XV-XVI, Napoli, Liguori, 2006, dedicata alla scrittura (non solo epistolare) delle donne di ceto medio-alto, di area centrale e mediana (mentre per un quadro della scrittura femminile nel Regno di Napoli in età moderna si rinvia a E. Novi Chavarria, Sacro pubblico e privato.

Hamburger Di Pollo Idee, Si Erigeva Per Le Esecuzioni, Offerte Di Lavoro Come Badante In Svizzera Italiana, Mappa Concettuale Cupola Santa Maria Del Fiore, Alberto Bocelli Moglie, Case In Affitto A Re, Film Atti Degli Apostoli Streaming, Istituto Comprensivo Grottaminarda,

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